I viticoltori di Monte Lusino
Viticoltori dal
1900
La coltivazione di uva nella borgata di Cà Aguzzoli in comune di Baiso, nelle pendici del Monte Lusino, ebbe inizio nei primi anni del ‘900 grazie a mio Bisnonno Enrico.
Le viti venivano piantate a filari. Le piante di acero campestre, detto anche acero oppio o semplicemente “Opi” nel nostro dialetto reggiano, fungevano da tutori grazie a legacci di salice e fili di ferro fra un albero e l’altro.
L’uva prodotta veniva vinificata nella cantina di casa. L’attrezzatura di base, completamente artigianale, era composta dalla “Mostatrice”,
una vasca di legno della lunghezza di circa due metri e larga circa 80 centimetri, con sponde laterali e portello anteriore a baionetta rimuovibile, nel cui vano interno l’uva veniva pigiata a piedi nudi da due o tre pigiatori.
Il mosto e la vinaccia venivano raccolti dapprima in un tinello posto nella zona anteriore della “mostatrice” e successivamente trasferiti con mestoloni o secchi nei tini di legno.
I tini erano grandi recipienti a doghe in legno di rovere o castagno per la fermentazione del mosto, con quattro cerchi di ferro e spina (svinadóra) in legno di bosso. Avevano la forma svasata, detta “a campana”, in quanto più adatta per la corretta fermentazione. Si riempiva il tino di mosto che, dopo 12-24 ore, iniziava a fermentare gorgogliando rumorosamente e spingendo in superficie le vinacce (al capél). Il vino rosso veniva solitamente lasciato bollire per 8 giorni; quello bianco per 3-4 giorni. Dopo la svinatura, con le vinacce rimaste si preparava il mezzovino, ma anche le cipolle e i peperoni conservati sotto aceto.
Negli anni ’60 mio nonno Cesare e mio padre Enrico realizzarono il primo vigneto di circa un ettaro. Vennero utilizzati pali di castagno provenienti dai boschi di Monte Lusino. Vennero impiantate viti di varie specie, in particolare spergola, lambrusco maestri, bonarda, sangiovese, ciliegiolo.
Nel 2003 con la scomparsa di mio padre Enrico ho continuato a gestire i vigneti e a produrre vino. Le metodologie di lavorazione dei vigneti non sono cambiate nel tempo; in particolare non sono mai stati utilizzati diserbanti o fungicidi sistemici.
Nel 2021 assieme alla mia Famiglia abbiamo realizzato un nuovo vigneto di uva Spergola in un appezzamento di terreno denominato “Ronco del Sasseto”, così detto in quanto agli inizi del ‘900 da qui vennero estratti i sassi poi utilizzati per la costruzione delle case della borgata di Cà Aguzzoli.
L’uva Spergola di questo vigneto, vendemmiata per il primo anno nel 2023, ha dato origine al “RONCO DEL SASSETO” ottimo spumante brut che ho il piacere di farvi conoscere e che racchiude nei suoi sapori la storia della nostra Famiglia.